I polinucleotidi sono frammenti di DNA purificato che stimolano i fibroblasti a riprendere la loro attività. In Cerva 16, in via Cerva a Milano, si utilizzano soprattutto sul contorno occhi e sulle zone in cui la pelle è sottile e disidratata, dove un filler tradizionale sarebbe la scelta sbagliata.
Che cosa sono
Si tratta di catene di DNA ad alta purificazione, di origine ittica, sottoposte a processi che eliminano ogni componente proteica e quindi il rischio allergico. La molecola che resta è biocompatibile e viene riconosciuta dall’organismo come materiale proprio.
Una volta iniettati nel derma formano un reticolo che trattiene acqua e rilascia progressivamente nucleotidi, i mattoni che le cellule usano per riparare e rigenerare.
Come agiscono
L’azione è su tre fronti contemporaneamente.
Il primo è la stimolazione dei fibroblasti, le cellule che producono collagene ed elastina e che con l’età rallentano. I polinucleotidi le riattivano, e il collagene prodotto è quello dell’organismo, non un materiale introdotto dall’esterno.
Il secondo è l’idratazione profonda: il reticolo trattiene acqua nel derma, migliorando compattezza ed elasticità.
Il terzo, meno noto e clinicamente rilevante, è l’azione antinfiammatoria sui tessuti, che li rende adatti anche a pelli reattive o compromesse.
Che cosa cambia davvero
Il vantaggio più concreto è che funzionano dove gli altri trattamenti non possono andare. Sul contorno occhi la pelle è spessa meno di un millimetro: un filler messo lì rischia di gonfiare, di lasciare trasparenze bluastre e di richiamare acqua nei punti sbagliati. I polinucleotidi lavorano sulla qualità del tessuto, non sul volume, e per questo sono la scelta corretta in una zona dove sbagliare si vede subito.
Il secondo vantaggio è che non si vede che hai fatto qualcosa. Non c’è volume aggiunto, non c’è alterazione dei tratti, non c’è quell’aspetto pieno che rende riconoscibile un viso trattato. Cambia la pelle: più compatta, più luminosa, meno segnata dalle micro-rughe da disidratazione. Le persone notano che si ha un’aria riposata e non sanno dire perché.
Il terzo è che il collagene prodotto è il tuo. Non si introduce un materiale che poi va riassorbito: si riattiva una funzione che il tessuto aveva rallentato. Il risultato si costruisce nel tempo e resta anche quando il prodotto è stato metabolizzato, cosa che nessun filler può fare.
Il quarto riguarda le pelli difficili. L’azione antinfiammatoria li rende utilizzabili su cute reattiva, arrossata, con couperose, e nel recupero dopo laser o peeling, quando la maggior parte dei trattamenti è controindicata. È il motivo per cui trovano spazio anche in percorsi dove altro non si può fare.
C’è infine un aspetto pratico che pesa più di quanto sembri: la tollerabilità. Non essendoci componente proteica non c’è rischio allergico, non serve test preventivo, e la seduta si può fare in pausa pranzo tornando al lavoro subito dopo.
A chi conviene di più
A chi ha lo sguardo stanco senza avere borse o solchi profondi: quella zona grigia e opaca sotto l’occhio che il correttore non copre e che il filler peggiorerebbe.
A chi ha la pelle sottile e disidratata, spesso dopo i quarant’anni o dopo la menopausa, quando il tessuto perde acqua prima ancora di perdere volume.
A chi ha paura del risultato artificiale e per questo ha sempre rimandato: qui il rischio di sembrare rifatti semplicemente non esiste.
A chi ha la pelle reattiva e si è sentito dire di no altrove.
La differenza rispetto al filler
È la distinzione che conta di più e che genera il maggior numero di aspettative sbagliate.
Il filler riempie: aggiunge volume dove manca e il risultato si vede il giorno stesso. I polinucleotidi non riempiono: migliorano la qualità del tessuto, e il risultato si costruisce nelle settimane.
Su un solco marcato da colmare la scelta corretta è il filler. Chi ha la pelle sottile, spenta, segnata da micro-rughe da disidratazione, con il filler otterrebbe un risultato peggiore. Le due cose possono anche essere combinate in tempi diversi, ed è quello che si valuta in visita insieme al trattamento con filler.
Le zone trattate
Il contorno occhi è l’indicazione principale. La cute è qui la più sottile del corpo, si disidrata per prima e tollera male i materiali volumizzanti. È la zona in cui i polinucleotidi danno il risultato più evidente rispetto alle alternative.
Seguono il viso in generale per la qualità della pelle, il collo e il décolleté, dove il rilassamento si accompagna quasi sempre a una perdita di idratazione, e il dorso delle mani.
Sul cuoio capelluto vengono impiegati come supporto nei percorsi seguiti dal tricologo, per migliorare la qualità del tessuto in cui il follicolo lavora.
Quante sedute servono
Il ciclo abituale prevede da tre a quattro sedute a distanza di due o tre settimane l’una dall’altra. È una cadenza più ravvicinata rispetto ad altri trattamenti biostimolanti, perché l’effetto si costruisce per accumulo.
Il mantenimento successivo prevede in genere una seduta ogni sei mesi. Sul contorno occhi, dove il turnover è più rapido, può servire prima.
Che cosa si vede e quando
Dopo la prima seduta si nota soprattutto un miglioramento dell’idratazione e della luminosità, che è l’effetto del reticolo che trattiene acqua.
Il cambiamento vero, quello legato al collagene, si legge a partire dalla terza seduta e continua a migliorare nelle settimane successive alla fine del ciclo. È un trattamento che non premia chi cerca un risultato immediato.
Come si svolge la seduta
Si applica una crema anestetica e si procede con micro-iniezioni superficiali, con ago sottile o con cannula sul contorno occhi, dove la cannula riduce il rischio di lividi.
La seduta dura tra i quindici e i venti minuti. Restano piccoli pomfi che si riassorbono in poche ore, e sul contorno occhi la possibilità di un livido che si risolve in qualche giorno.
Controindicazioni
Il trattamento non si esegue in gravidanza e allattamento, in presenza di infezioni cutanee attive nell’area, malattie autoimmuni in fase attiva, terapie anticoagulanti non gestibili.
L’allergia al pesce non è di per sé una controindicazione, perché il processo di purificazione rimuove le componenti proteiche responsabili delle reazioni, ma va sempre dichiarata in visita.
Domande frequenti
Si vede subito? No, e chi promette il contrario descrive un altro trattamento. Il primo effetto sull’idratazione compare in pochi giorni, quello sul collagene dalla terza seduta.
Si può fare insieme ad altri trattamenti? Sì. Si associano di frequente a microneedling e alla tossina botulinica, in tempi diversi e secondo una sequenza che si stabilisce in visita.
Vanno bene per gli uomini? Sì, e il contorno occhi è una delle richieste maschili più frequenti, perché lo sguardo stanco è il segno che si nota di più.
Fanno male? Il fastidio è contenuto e paragonabile a quello di una biorivitalizzazione. Il contorno occhi è la zona più sensibile.
Perché sceglierli in Cerva 16
I polinucleotidi non sono un trattamento da listino: la scelta tra polinucleotidi, filler e biostimolanti dipende da che cosa è successo al tessuto, e questo si stabilisce con una valutazione della cute, non con una richiesta al telefono.
In Cerva 16 il trattamento estetico non viaggia separato dal resto. Quando la pelle è spenta, disidratata o segnata prima del tempo, spesso la causa non è solo cutanea: incidono l’assetto ormonale, lo stato infiammatorio, la qualità del sonno e l’alimentazione. In un centro dove endocrinologia, nutrizione e medicina estetica lavorano nello stesso posto, quella verifica si può fare, e cambia il risultato.
Chi riceve in via Cerva 16, a due passi da San Babila, è un medico. Il percorso comincia da una visita e prosegue con controlli programmati, anche quando l’obiettivo è estetico.
