Sintomi del linfedema: dai primi segnali alla fase avanzata

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Il linfedema comincia molto prima di diventare visibile. Nella fase iniziale non c’è un gonfiore evidente, c’è una sensazione: un arto che sembra più pieno, un anello che gira meno bene, un polsino che segna da un lato solo. Sono segnali che si tende a liquidare e che invece sono i più utili di tutti, perché è in quel momento che il margine di intervento è più ampio.

I primi segnali

Nella fase precoce i sintomi sono soggettivi e non si vedono in una foto.

  • Pesantezza o tensione dell’arto, soprattutto a fine giornata.
  • Sensazione di pienezza sotto la pelle, come se il tessuto fosse più compatto.
  • Anelli, orologi, scarpe o elastici che iniziano a stringere in modo asimmetrico.
  • Solchi lasciati dai calzini o dai bordi degli indumenti più marcati da un lato.
  • Riduzione della mobilità fine, per esempio dita che si chiudono meno bene al mattino.

Questi segnali corrispondono a quello che viene classificato come stadio zero, in cui il sistema linfatico è già in difficoltà ma il gonfiore non è ancora misurabile.

Quando il gonfiore diventa visibile

Nella fase successiva il volume aumenta e compaiono elementi più oggettivi.

Il gonfiore lascia il segno alla pressione, cioè premendo con un dito per qualche secondo resta una fossetta che impiega tempo a riempirsi. In questa fase il gonfiore si riduce ancora tenendo l’arto sollevato, e al mattino l’arto è visibilmente migliore rispetto alla sera.

È anche la fase in cui il confronto fra i due lati diventa evidente, e in cui la misurazione delle circonferenze in punti fissi comincia a dare numeri diversi.

I segni della fase avanzata

Quando la situazione progredisce cambia soprattutto la consistenza del tessuto. Il gonfiore non si riduce più con la posizione, la fossetta alla pressione diventa meno evidente perché il tessuto si è indurito, e la pelle si ispessisce.

Compaiono alterazioni cutanee: superficie irregolare, aumento delle pieghe, in alcuni casi piccole vescicole o perdita di liquido attraverso la pelle. La mobilità dell’articolazione vicina si riduce e l’arto diventa pesante da muovere.

Il segno di Stemmer

È il test clinico più usato e consiste nel tentativo di sollevare in una plica la pelle alla base del secondo dito del piede, o della mano. Se la pelle non si lascia pizzicare il test è considerato positivo e orienta verso il linfedema.

Ha un limite: un risultato negativo non esclude la condizione, soprattutto nelle fasi iniziali. Quando è positivo però il dato ha un peso concreto.

Che cosa non è tipico del linfedema

Alcuni sintomi, quando dominano il quadro, suggeriscono un’altra spiegazione.

Il dolore intenso alla pressione non è tipico: il linfedema dà pesantezza e tensione più che dolore vero. Quando il dolore è il sintomo principale e le gambe sono simmetriche con il piede risparmiato, la pista è quella del lipedema.

Il gonfiore che scompare completamente con una notte di riposo è più compatibile con una causa venosa o posturale.

Un arrossamento caldo e doloroso comparso in poche ore, magari con febbre, non è un sintomo del linfedema ma una complicanza infettiva, e va affrontato subito.

Sintomi e stadi

La classificazione internazionale mette in fila proprio questi elementi. Lo stadio zero corrisponde alla fase dei soli sintomi soggettivi, lo stadio uno al gonfiore reversibile con l’elevazione, lo stadio due alla perdita di quella reversibilità con inizio di fibrosi, lo stadio tre al quadro più avanzato con alterazioni cutanee marcate.

Il passaggio che conta è quello fra lo stadio uno e lo stadio due, perché è lì che una parte del recupero smette di essere possibile.

Quando chiedere una valutazione

Vale la pena farsi vedere quando un arto resta più voluminoso dell’altro per più di due settimane senza una causa evidente, quando il gonfiore non si risolve del tutto con il riposo notturno, quando coinvolge il piede o la mano, quando c’è stato in passato un intervento con asportazione di linfonodi o una radioterapia.

La valutazione è clinica e si basa su storia, esame diretto e misurazione delle circonferenze da ripetere nel tempo. Gli esami servono soprattutto a escludere le altre cause di gonfiore.

Come si misura quello che si sente

Una parte dei sintomi del linfedema è soggettiva, e questo rende difficile capire se la situazione sta peggiorando o se è solo una giornata storta. Due strumenti semplici aiutano.

Il primo è la misurazione delle circonferenze in punti fissi, confrontata con l’arto sano e ripetuta sempre nella stessa fascia oraria. È il dato oggettivo più utile e il più precoce.

Il secondo è annotare la sensazione con una scala da uno a dieci, insieme a un paio di riferimenti pratici: se l’anello gira, se la scarpa entra come al solito, come si sta a fine giornata. Una serie di annotazioni nel tempo dice molto più di una singola impressione.

Le domande che tornano più spesso

I sintomi possono comparire anni dopo un intervento?
Sì, e succede con una certa frequenza. Un intervento con asportazione di linfonodi resta un fattore di rischio anche a distanza di tempo.

Il linfedema fa male?
Più che dolore dà tensione e pesantezza. Un dolore intenso e diffuso fa pensare ad altro, e un dolore acuto con arrossamento e calore fa pensare a un’infezione.

Se il gonfiore va e viene è comunque linfedema?
Nelle fasi iniziali la variabilità è normale, con un minimo al mattino e un massimo alla sera. Quello che conta è se torna davvero a zero oppure no.

Quanto tempo si può aspettare prima di farsi vedere?
Un arto che resta più voluminoso dell’altro per più di due settimane senza motivo merita una valutazione. Aspettare che diventi evidente è la scelta che costa di più.

Per approfondire

Il quadro completo con stadi, cause e trattamento è nella pagina dedicata al linfedema. Per la manifestazione agli arti inferiori c’è l’approfondimento sul linfedema alle gambe, mentre le forme che compaiono dopo un intervento sono trattate in linfedema del braccio dopo la mastectomia.

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