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Lipedema: sintomi, diagnosi e cura

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Il lipedema è una condizione cronica del tessuto adiposo che colpisce quasi esclusivamente le donne e che per anni viene scambiata per sovrappeso, cellulite o semplice ritenzione. È questo il motivo per cui molte persone arrivano alla diagnosi dopo dieci o quindici anni dai primi segni, spesso dopo aver provato diete e allenamenti che sulle gambe non hanno cambiato quasi nulla.

Riconoscerlo conta, perché il lipedema non si comporta come il grasso comune e non risponde agli stessi strumenti. Capire di che cosa si tratta è il primo passo per smettere di attribuirsi una colpa che non esiste.

Che cos’è il lipedema

Il lipedema è un accumulo anomalo e simmetrico di tessuto adiposo che interessa gli arti inferiori, e in una parte dei casi anche le braccia. Non è una questione estetica e non dipende dalle calorie: il tessuto adiposo si distribuisce in modo alterato, diventa dolente e tende ad aumentare nel tempo indipendentemente dal peso corporeo.

Si stima che riguardi una quota rilevante della popolazione femminile adulta, anche se i dati variano molto da studio a studio proprio perché la diagnosi viene mancata di frequente. Compare o peggiora in corrispondenza dei grandi passaggi ormonali, cioè pubertà, gravidanza e menopausa, e questo è uno degli elementi che lo distingue da un semplice aumento di peso.

Come si riconosce

Ci sono alcuni segni che ricorrono in modo abbastanza costante e che, messi insieme, orientano verso il lipedema.

  • Simmetria: interessa entrambe le gambe allo stesso modo, non un arto solo.
  • Piedi e mani risparmiati: l’accumulo si ferma alla caviglia o al polso, con uno scalino netto che ricorda un bracciale.
  • Dolore al tocco: la gamba fa male alla pressione, a volte anche solo sfiorandola, e il fastidio peggiora verso sera.
  • Lividi facili: compaiono ematomi senza ricordare un urto, per la fragilità dei capillari.
  • Sproporzione tra sopra e sotto: il tronco resta più asciutto rispetto a fianchi, cosce e polpacci.
  • Diete che non funzionano sulle gambe: si dimagrisce in viso, sul seno e in vita, mentre le gambe restano uguali.

Nessuno di questi segni basta da solo. È il quadro complessivo, insieme alla storia personale, a portare al sospetto.

Lipedema o cellulite

È la confusione più comune, anche perché in superficie le due cose possono somigliarsi. La cellulite è un’alterazione del tessuto sottocutaneo che riguarda l’aspetto della pelle, non provoca dolore e non modifica la forma dell’arto in modo sproporzionato. Il lipedema cambia il volume della gamba, fa male e progredisce.

Il punto pratico è che i trattamenti pensati per l’inestetismo hanno poco senso quando il problema è un altro. Qui trovi le differenze una per una, compresi i casi in cui le due condizioni convivono.

Lipedema e linfedema non sono la stessa cosa

Sono due condizioni diverse, con cause diverse, che però possono sovrapporsi. Nel lipedema il problema è il tessuto adiposo, nel linfedema è il sistema linfatico che non riesce più a drenare i liquidi.

La differenza più immediata si vede ai piedi: il linfedema li coinvolge, il lipedema li risparmia. Nel linfedema la pelle alla base del secondo dito non si riesce a sollevare in una plica, nel lipedema sì. Quando un lipedema di lunga durata sovraccarica il sistema linfatico può svilupparsi un quadro misto, chiamato lipo-linfedema, e in quel caso i due problemi vanno affrontati insieme.

Gli stadi

La classificazione più usata descrive quattro stadi, basati sull’aspetto della superficie cutanea e sul volume dell’arto. Si passa da una pelle ancora liscia con tessuto già dolente, fino a quadri in cui si formano pliche importanti che ostacolano il cammino.

Gli stadi non sono una condanna e non avanzano allo stesso modo in tutte le persone. Servono soprattutto a stabilire un punto di partenza e a capire se qualcosa si sta muovendo. Gli stadi sono descritti nel dettaglio qui, insieme ai tipi che indicano quali zone del corpo sono coinvolte.

Come si arriva alla diagnosi

La diagnosi di lipedema è clinica. Non esiste un esame del sangue o una macchina che la stabilisca: si arriva attraverso il racconto della storia personale, quindi da quando è iniziato, come si è comportato in gravidanza o in menopausa, quanto dolore c’è, e attraverso l’esame diretto degli arti.

Gli esami strumentali servono in genere per escludere altro, in particolare una componente linfatica o venosa. Conta molto anche la misurazione delle circonferenze nei punti standard, perché è il confronto nel tempo a dire se la condizione è stabile o in movimento.

La cosa più utile che si può portare a una prima valutazione è una ricostruzione onesta del percorso fatto finora, comprese le diete provate e il loro effetto reale sulle gambe.

Che cosa si può fare

Non esiste a oggi una cura che elimini il lipedema. Esiste però un percorso conservativo che, quando è seguito con continuità, riduce il dolore, contiene la progressione e migliora molto la qualità della vita quotidiana.

Le leve sono sostanzialmente quattro e funzionano insieme, non separatamente.

  • La compressione, che sostiene il tessuto e limita la sensazione di pesantezza.
  • Il drenaggio, che agisce sulla componente di liquidi quando è presente.
  • Il movimento, preferibilmente a basso impatto e in acqua, che sfrutta la pressione idrostatica.
  • L’alimentazione, non come dieta dimagrante ma come strumento per ridurre l’infiammazione e stabilizzare il peso.

Su quest’ultimo punto c’è molta confusione e molte aspettative sbagliate: qui è spiegato cosa cambia davvero con l’alimentazione e cosa invece non cambia.

Lipedema e passaggi ormonali

Il legame con gli ormoni è uno degli elementi più costanti. La comparsa e i peggioramenti si concentrano in tre momenti: la pubertà, la gravidanza e la perimenopausa. Molte donne collocano con precisione l’inizio in uno di questi periodi.

La perimenopausa in particolare mette insieme più fattori nello stesso arco di tempo: cambia la composizione corporea, cambia la distribuzione del grasso, cambia la gestione dei liquidi e spesso cala il livello di attività fisica. È la fase in cui più frequentemente si osserva un passaggio di stadio, ed è anche quella in cui un intervento strutturato rende di più.

Che cosa pesa nella vita di tutti i giorni

Il lipedema viene raccontato quasi sempre attraverso l’aspetto delle gambe, ma le persone che ne soffrono riferiscono altro. La difficoltà a restare in piedi a lungo, il dolore serale che disturba il sonno, l’imbarazzo nel farsi toccare le gambe, i vestiti che richiedono due taglie diverse, la stanchezza di sentirsi ripetere che basterebbe impegnarsi di più.

Questa parte non compare nelle classificazioni ma è quella che determina l’urgenza reale. Nella valutazione vale la pena portarla, perché orienta le priorità del percorso molto più della misura in centimetri.

Cosa è utile portare a una prima valutazione

Poche cose, ma precise.

  • Da quando sono cambiate le gambe e in quale momento della vita.
  • Come si sono comportate durante gravidanze o in menopausa.
  • Quali percorsi alimentari sono stati fatti e che effetto hanno avuto sulle gambe, distinto dall’effetto sul peso.
  • Se in famiglia ci sono quadri simili.
  • Che tipo di dolore c’è, quando compare e quanto limita.
  • Eventuali esami già eseguiti, in particolare ecocolordoppler degli arti inferiori.

Una ricostruzione onesta del percorso fatto finora vale più di qualunque referto isolato.

Gli errori più comuni

Il primo è insistere con diete sempre più restrittive aspettandosi un cambiamento delle gambe, con il risultato di accentuare la sproporzione e di alimentare frustrazione.

Il secondo è affidarsi solo a trattamenti pensati per l’inestetismo, che sulla componente lipedematosa non incidono e che su un tessuto dolente possono essere mal tollerati.

Il terzo è fare un ciclo di qualcosa e fermarsi. Nel lipedema il beneficio si costruisce con la continuità: interrompere significa tornare al punto di partenza nel giro di poche settimane.

Il quarto, meno evidente, è ignorare la comparsa di una componente linfatica. Quando il piede inizia a gonfiarsi il quadro è cambiato e va riconsiderato.

Domande frequenti

Il lipedema si può guarire?
No, è una condizione cronica. Si può però rallentare e si può ridurre in modo significativo il dolore, che per molte persone è il sintomo più pesante.

Dimagrire serve?
Serve per la salute generale e per non sovraccaricare il sistema linfatico, ma non fa regredire il tessuto lipedematoso. È importante saperlo prima, per non vivere ogni dieta come un fallimento.

Perché colpisce quasi solo le donne?
Il legame con gli estrogeni è considerato centrale, anche se i meccanismi non sono ancora del tutto chiariti. Nei rari casi maschili si tratta quasi sempre di situazioni con alterazioni ormonali importanti.

È ereditario?
In una parte consistente dei casi c’è una familiarità, con madri, sorelle o zie che presentano lo stesso quadro. Questo però non significa che sia inevitabile.

Il lipedema fa male sempre?
No, l’intensità varia molto. In alcune persone il dolore è il primo sintomo, in altre compare solo con la pressione o dopo una giornata in piedi.

Approfondimenti sul lipedema

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