Alessandrite o diodo è la domanda che arriva quasi sempre alla prima visita. La risposta corretta non è il nome di una macchina ma il fototipo di chi la fa, perché le due tecnologie non competono: coprono situazioni diverse.
Come funziona un laser per l’epilazione
Tutti i laser per epilazione sfruttano lo stesso principio, la fototermolisi selettiva: la luce viene assorbita dalla melanina del pelo, si trasforma in calore e danneggia il follicolo. Quello che cambia da una tecnologia all’altra è la lunghezza d’onda, cioè quanto in profondità arriva la luce e quanta ne viene catturata dalla melanina lungo il percorso.
È una differenza tecnica con una conseguenza molto pratica: più la luce viene assorbita dalla melanina, più il trattamento è efficace sul pelo, ma anche più rischioso su una pelle che di melanina ne ha molta.
Laser ad alessandrite: potenza sui fototipi chiari
Lavora a 755 nanometri, la lunghezza d’onda con il più alto assorbimento da parte della melanina fra quelle usate in epilazione. Questo lo rende molto efficace e molto veloce, anche su peli sottili e di colore medio, dove altre tecnologie faticano.
Il rovescio è che quella stessa affinità con la melanina lo rende poco indicato su pelle olivastra, scura o abbronzata di fresco: la luce viene catturata dall’epidermide prima di arrivare al follicolo, con rischio di ustioni e di alterazioni del colore della pelle. È la tecnologia di elezione sui fototipi da I a III, su pelle non abbronzata.
Laser a diodo: sicurezza su più tipi di pelle
Lavora tra gli 800 e gli 810 nanometri. Viene assorbito meno dalla melanina superficiale e penetra più in profondità, quindi raggiunge bene anche i follicoli profondi delle zone con pelo spesso, come inguine, ascelle e barba maschile.
Il vantaggio principale però è un altro: il minore assorbimento epidermico lo rende utilizzabile in sicurezza anche su fototipi intermedi e scuri, dove l’alessandrite non si può usare. Molti diodi lavorano inoltre in modalità dinamica, con passaggi ripetuti a energia più bassa invece di singoli impulsi intensi: la seduta risulta più tollerabile, con una sensazione di calore progressivo invece della fitta secca.
E il Nd:YAG, quando serve
A 1064 nanometri è la lunghezza d’onda che la melanina assorbe meno, quindi la più sicura sui fototipi molto scuri, dove diodo e alessandrite sarebbero rischiosi. In cambio è meno efficace sui peli fini e chiari e la seduta è più fastidiosa.
Non è quindi una tecnologia migliore o peggiore: è quella che consente di trattare pelli che altrimenti resterebbero escluse, ed è spesso la scelta corretta anche per chi tende a formare macchie post infiammatorie.
Come si sceglie davvero
La sequenza corretta è al contrario di come la si racconta di solito: prima si guarda la pelle, poi si sceglie la macchina.
- Fototipo della pelle: è il primo criterio e nessun altro lo supera, perché stabilisce che cosa si può usare in sicurezza.
- Colore e spessore del pelo: peli scuri e spessi rispondono a tutto, peli fini e chiari chiedono lunghezze d’onda più assorbite dalla melanina.
- Zona da trattare: sul viso servono manipoli piccoli e parametri prudenti, sulle gambe conta la velocità di copertura.
- Abbronzatura recente: sposta la scelta indipendentemente dal fototipo di base, e in alcuni casi consiglia semplicemente di rimandare.
Un centro che dispone di più tecnologie può adattare la scelta al caso. Un centro che ne ha una sola adatterà il caso alla tecnologia, ed è una differenza che si vede sul risultato.
Quello che conta più della macchina
A parità di tecnologia, la differenza la fanno i parametri impostati e chi li imposta. Un’energia troppo bassa rende la seduta indolore e inutile, un’energia troppo alta produce risultati rapidi e rischi concreti. È il motivo per cui la valutazione preliminare, il test su una piccola area e la verifica del fototipo contano più del nome del laser scritto in vetrina.
Vanno considerati anche i farmaci in corso, alcuni dei quali aumentano la sensibilità alla luce, e le condizioni della pelle nella zona da trattare. In un ambulatorio medico questa parte è una visita, non un modulo da firmare all’ingresso.
Laser e luce pulsata non sono la stessa cosa
La luce pulsata, spesso indicata con la sigla IPL, non è un laser. Emette un fascio di luce su un ampio spettro di lunghezze d’onda invece di una sola, filtrato per avvicinarsi alla banda utile. Costa meno, è più diffusa nei centri estetici e su peli molto scuri e pelle molto chiara può dare risultati apprezzabili.
La differenza sta nella precisione. Un laser concentra tutta l’energia esattamente dove serve, la luce pulsata la distribuisce, quindi ne disperde una parte nei tessuti circostanti. In pratica servono più sedute per un risultato paragonabile, la riduzione tende a essere meno stabile nel tempo e il margine di sicurezza sui fototipi non chiari si restringe.
Non è quindi un confronto tra due tecnologie equivalenti a prezzi diversi: sono due strumenti con precisione diversa, e questo va saputo prima di scegliere in base al preventivo.
Che cosa chiedere prima di cominciare un ciclo
Poche domande, poste alla prima visita, dicono molto della serietà del percorso.
- Quale tecnologia userete su di me e perché proprio quella: la risposta dovrebbe citare il fototipo, non il listino.
- Chi esegue la seduta: in ambulatorio medico l’esecuzione e la valutazione seguono protocolli definiti e la responsabilità è tracciata.
- Viene fatto un test su una piccola area: è la prassi corretta quando la pelle non è chiaramente in una fascia sicura.
- Che cosa succede se la pelle si abbronza durante il ciclo: una risposta seria prevede la sospensione o il cambio di parametri, non il proseguire come se nulla fosse.
Vale la pena diffidare di chi promette un numero fisso di sedute e la scomparsa definitiva di tutti i peli prima ancora di aver guardato la pelle. È una promessa che nessuna tecnologia, da sola, può mantenere.
Domande frequenti
Il diodo fa meno male dell’alessandrite?
In genere sì, soprattutto nelle modalità a passaggi ripetuti, ma dipende dai parametri usati più che dalla tecnologia in sé.
Si possono alternare due laser diversi nello stesso ciclo?
Sì, ed è una scelta ragionevole quando cambia la zona o quando la pelle si abbronza nel corso dell’estate. Va deciso da chi segue il ciclo, non seduta per seduta.
L’alessandrite è più veloce davvero?
Sulle superfici ampie e sui fototipi chiari sì, la copertura è rapida. Su pelle non adatta quella velocità non è un vantaggio, perché la tecnologia semplicemente non andrebbe usata.
Le indicazioni, la preparazione della pelle e il percorso completo sono descritti nella pagina dedicata alla depilazione laser a Milano. Sul numero di sedute e sugli intervalli c’è l’approfondimento su quante sedute servono davvero.


