Perimenopausa: i primi sintomi e cosa fare

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La perimenopausa comincia anni prima dell’ultima mestruazione e quasi sempre passa inosservata, perché i sintomi arrivano prima che il ciclo si interrompa. È la fase in cui molte donne si sentono dire che è tutto normale, senza che nessuno spieghi che cosa sta succedendo.

Che cos’è la perimenopausa

È il periodo di transizione che precede la menopausa vera e propria, quella che si dichiara dopo dodici mesi consecutivi senza mestruazioni. Può durare da due a dieci anni e comincia in media attorno ai quarantacinque, ma non è raro che i primi segnali compaiano già a quaranta.

In questa fase l’ovaio non smette di funzionare all’improvviso: rallenta in modo irregolare. Gli estrogeni non calano in modo lineare, oscillano, con picchi anche più alti del normale seguiti da cadute. È questa instabilità, più che la carenza, a spiegare la maggior parte dei disturbi.

I primi sintomi, quelli che non si collegano

Il ciclo che cambia è il segnale più riconoscibile, ma spesso non è il primo. Molti sintomi arrivano prima e vengono attribuiti allo stress o alla stanchezza.

  • Ciclo irregolare: più corto, più lungo, più abbondante o improvvisamente scarso. La variabilità da un mese all’altro è il tratto tipico.
  • Sonno che si spezza: ci si sveglia alle tre o alle quattro senza motivo apparente, anche prima che compaiano le vampate.
  • Irritabilità e sbalzi d’umore: reazioni sproporzionate rispetto al solito, spesso concentrate nei giorni che precedono il ciclo.
  • Nebbia mentale: difficoltà a trovare le parole, a tenere il filo, a concentrarsi su un compito lungo. È il sintomo che più spesso spaventa e che quasi nessuno collega agli ormoni.
  • Vampate e sudorazioni notturne: possono comparire quando il ciclo è ancora perfettamente presente.
  • Cambiamenti del corpo: grasso che si redistribuisce sull’addome, massa muscolare che cala a parità di allenamento, pelle e capelli più secchi.
  • Secchezza vaginale e calo del desiderio: sintomi di cui si parla poco e che tendono a peggiorare se non affrontati.

Non arrivano tutti insieme e non arrivano a tutte. Ma quando due o tre di questi compaiono insieme attorno ai quarantacinque anni, vale la pena inquadrarli invece di aspettare.

Perché spesso non viene riconosciuta

Il motivo principale è che il ciclo c’è ancora. Finché la mestruazione arriva, l’ipotesi ormonale non viene presa in considerazione, né da chi la vive né sempre da chi la ascolta.

Il secondo motivo è che i sintomi sono aspecifici: insonnia, irritabilità e stanchezza possono avere molte cause. Il terzo è che il dosaggio ormonale, in questa fase, può risultare del tutto normale, perché i valori oscillano e un singolo prelievo fotografa un momento e non l’andamento.

Il risultato è che molte donne passano anni con una diagnosi di stanchezza o di ansia, mentre quello che serve è leggere il quadro nel suo insieme.

Che cosa si può fare, in concreto

La perimenopausa non è una malattia e non va necessariamente trattata con farmaci. Ma non è nemmeno qualcosa da sopportare in silenzio, e le cose che funzionano sono più di quelle che si immagina.

Inquadrare il quadro. Prima si stabilisce che cosa sta succedendo davvero: valutazione della funzione tiroidea, assetto metabolico, quadro ormonale letto insieme alla storia clinica e non come singolo valore. Serve a escludere altre cause, perché tiroide e carenze possono dare gli stessi sintomi.

Intervenire su quello che si può modificare. La massa muscolare protegge il metabolismo e l’osso, l’apporto proteico va rivisto verso l’alto, alcol e caffeina peggiorano vampate e sonno più di quanto si creda. Non sono consigli generici: in questa fase incidono in modo misurabile.

Valutare la terapia ormonale quando è indicata. Iniziata nella finestra corretta, cioè vicino all’inizio della transizione, ha un profilo di beneficio diverso rispetto a quando si comincia molti anni dopo. È una valutazione individuale che tiene conto della storia personale e familiare, e va fatta con un medico.

Non fermarsi al sintomo più rumoroso. Trattare solo le vampate lasciando fuori sonno, umore, massa muscolare e salute dell’osso significa risolvere un quarto del problema.

Quando conviene farsi vedere

Non serve aspettare che il ciclo si interrompa. Ha senso una valutazione quando i sintomi cominciano a incidere sul sonno, sul lavoro o sulle relazioni, quando il ciclo cambia in modo marcato, quando compaiono sanguinamenti anomali, o semplicemente quando si vuole capire a che punto si è.

A Cerva 16, in via Cerva 16 a Milano, questa valutazione coinvolge più competenze nello stesso posto: ginecologia, endocrinologia e nutrizione lavorano sullo stesso quadro, perché in questa fase i tre piani si influenzano a vicenda. Il percorso comincia da una visita e da esami mirati, e prosegue con controlli programmati.

Perimenopausa e lavoro: perché se ne parla poco

La fascia d’età in cui compaiono i sintomi coincide con quella di maggiore responsabilità professionale. Nebbia mentale, sonno interrotto e stanchezza arrivano nel momento in cui le richieste sono più alte, e questo produce un effetto collaterale di cui si parla raramente: molte donne si convincono di non essere più all’altezza.

È utile sapere che si tratta di una fase con una spiegazione fisiologica e con margini di intervento concreti. Sapere che cosa sta succedendo cambia anche il modo in cui la si attraversa, perché toglie la sensazione che sia un problema personale.

Le differenze con la menopausa

La distinzione è netta e vale la pena tenerla a mente. Nella perimenopausa il ciclo c’è ancora, gli ormoni oscillano e i sintomi sono spesso altalenanti, con settimane buone e settimane difficili. È possibile anche una gravidanza.

Nella menopausa il ciclo si è interrotto da almeno dodici mesi, gli estrogeni si stabilizzano su valori bassi e i disturbi diventano più costanti, con il peso che si sposta su altri aspetti: salute dell’osso, profilo cardiovascolare, secchezza dei tessuti.

Le due fasi richiedono valutazioni diverse, ed è uno dei motivi per cui inquadrare bene il momento in cui ci si trova non è un dettaglio formale.

Domande frequenti

A che età comincia la perimenopausa?

In media attorno ai quarantacinque anni, ma può cominciare a quaranta o anche prima. Una comparsa dei sintomi prima dei quaranta merita comunque un approfondimento.

Si può rimanere incinta in perimenopausa?

Sì. L’ovulazione diventa irregolare ma non si interrompe, quindi la contraccezione resta necessaria finché non è trascorso un anno intero senza mestruazioni.

Gli esami ormonali servono a fare la diagnosi?

Aiutano ma non bastano da soli, perché in questa fase i valori oscillano molto. La diagnosi si basa sul quadro clinico complessivo, e gli esami servono soprattutto a escludere altre cause.

Quanto dura?

Da due a dieci anni, con grande variabilità individuale. Si considera conclusa dopo dodici mesi consecutivi senza mestruazioni.

Le opzioni terapeutiche, le indicazioni e i controlli sono descritti nella pagina sulla terapia ormonale bioidentica a Milano. Sul rapporto tra questa fase e il peso c’è l’approfondimento su menopausa e aumento di peso, e sulle vampate quello dedicato alle vampate di calore.

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